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La RAI (Radiotelevisione Italiana)

Il 3 gennaio 1954, alle undici di un freddo mattino, nasce la televisione italiana.

La prima trasmissione andata in onda è l’inaugurazione degli studi televisivi di Milano, Roma e Torino, scaglionate con un quarto d’ora di distanza l’una dall’altra. Gli studi televisivi inaugurati sono di una certa RAI e da quel momento la vita degli italiani è sul punto di cambiare.

Il primo giorno della nuova vita degli italiani scorre sereno. La sera andranno in onda il telegiornale e una commedia teatrale di Carlo Goldoni, in seconda serata i programmi Settenote e La domenica sportiva. Quest’ultima trasmissione esiste ancora oggi e ha il vanto di essere il programma televisivo sportivo più longevo in Italia.

Fino a prima del gennaio 1954 non si può realmente parlare di televisione: ci furono solo prove e sperimentazioni di trasmissione non divulgate al pubblico. Anche perché la televisione, in casa, gli italiani non la possedevano. Nella seconda metà degli anni Cinquanta solo poche migliaia di italiani avevano una tv, perché i costi erano molto elevati ed era considerata un bene di lusso. Chi possedeva un apparecchio televisivo era solito accogliere in casa parenti e vicini, i salotti e i tinelli dei pochi fortunati italiani proprietari di una tv si trasformavano in affollate sale cinema. In Europa, invece, la televisione era già conosciuta da alcuni anni.

Ma prima della televisione cosa è accaduto? E perché la RAI ha cambiato la vita degli italiani?

La radio

La RAI è in realtà nata molto prima, ma trasmetteva via radio. Nel 1924 si chiamava Uri, Unione Radiofonica Italiana, nel 1927 si trasformò in Eiar, (Ente italiano per le audizioni radiofoniche).

L’acronimo RAI (Radio Audizioni Italiane) che tutti conosciamo, nacque nel 1944. Il socio di maggioranza era la piemontese SIP. Fino a quell’anno la rete di trasmissione radiofonica sul territorio italiano necessitava di massivi interventi di ristrutturazione, a causa dei danni provocati dalla guerra.

Quando la RAI iniziò anche a trasmettere in televisione prese il nome di Radiotelevisione Italiana, ma l’acronimo RAI rimase come punto di riferimento e non venne cambiato ulteriormente.

La televisione

Il primo programma televisivo, un quiz condotto da Mike Bongiorno e Armando Pizzo, andò in onda sull’attuale RAI 1, allora conosciuta come Programma nazionale. Era infatti l’unico canale presente.

Inizialmente i programmi vanno in onda solo quattro ore al giorno, dalle 17,30 alle 23,00, con una pausa prima del telegiornale. Non esistono interruzioni pubblicitarie.

I primi telegiornali non avevano conduttori, consistevano in notizie lette freddamente da una voce fuori campo. La televisione, in ogni caso, faceva tremare i cinema, i teatri e gli stadi, con il suo potere totalizzante. Alcuni teatri dovettero modificare gli orari di programmazione degli spettacoli perché, se accavallati al quiz condotto da Mike Bongiorno, rischiavano di non avere spettatori.

Dalla nascita della trasmissione televisiva del 1954 al 1965 si assiste, quindi, al boom dell’acquisto di apparecchi televisivi. Da poche migliaia a più di sei milioni in soli undici anni.

Nel 1957 nasce il celebre e indimenticabile Carosello, rimasto con nostalgia nel cuore degli italiani che negli anni Cinquanta e Sessanta erano bambini. Carosello coniugava intrattenimento, musica e spettacolo alla pubblicizzazione di prodotti per la vita casalinga e quotidiana. Ogni italiano che fu bambino all’epoca di Carosello ricorda che il programma era una gentile concessione dei genitori prima di andare, rigorosamente, a letto.

Erano gli anni dei quiz, dei programmi musicali, dell’intrattenimento: ogni italiano aveva potenzialmente in casa una scatola dalla quale assistere al divertimento! L’austerità del dopoguerra stava pian piano lasciando il posto a una nuova spensieratezza e a una gioia verso il futuro. Questo accadeva anche grazie al boom economico e all’acquisto sempre più massivo di elettrodomestici e nuovi beni di consumo.

La televisione educativa

Con la sempre maggiore quantità di italiani che possiedono uno schermo tv si sente l’esigenza di rendere educativi i programmi trasmessi, fornire così un servizio di pubblica utilità per i cittadini.

La popolazione italiana mostrava tassi altissimi di analfabetismo, specialmente nel Mezzogiorno. La lingua italiana era parlata da una percentuale bassa di persone, che non conoscevano altro che il loro dialetto. Era necessario uniformare queste lacune, dare una spinta culturale alla nazione, e la televisione, con il suo potere di intrattenere e incantare, poteva essere la candidata ideale per questo arduo compito.

Uno dei programmi televisivi che diede inizio al delicato compito di sconfitta dell’analfabetismo fu Non è mai troppo tardi, condotto dal maestro romano Alberto Manzi. Non è mai troppo tardi si può definire il primo esperimento consistente di didattica a distanza, fenomeno che oggi invece conosciamo molto bene a causa della pandemia. Il programma del maestro Alberto Manzi era trasmesso la sera, in modo da consentire a tutti coloro che durante il giorno lavoravano di seguirlo.

Nascita del secondo e terzo canale

Il 4 novembre 1961 nasce il Secondo programma, l’attuale RAI 2 e le trasmissioni arrivano a undici ore giornaliere di programmazione. Vengono trasmessi per la maggior parte programmi culturali come concerti, opera, spettacoli teatrali e film ispirati a successi letterari. Dal 1962, per poter andare in onda, un programma culturale, doveva ricevere l’approvazione del Ministero del Turismo e dello Spettacolo. I programmi televisivi che riscuotevano maggior successo erano, tuttavia, le trasmissioni di intrattenimento e i giochi.

Negli anni Settanta assistiamo a due grandi novità: il telegiornale inizia a essere presentato da un conduttore in persona e si inizia la sperimentazione della televisione a colori, che prenderà effettivamente il via nel 1977.

Nel 1979 nasce RAI 3, il Terzo Programma. Ma in questi anni la RAI inizia a non essere più sola: compaiono altri canali televisivi, solitamente tv private commerciali locali. La RAI era televisione di proprietà dello Stato Italiano, gli spot pubblicitari erano in quantità contenute perché ai possessori di apparecchi televisivi veniva imposto il canone (tutt’ora si paga). Le tv commerciali, gratuite, che poggiano le basi del proprio sostentamento sulle pubblicità, offrono un’alternativa accattivante e aumentano la possibilità di scelta del pubblico italiano. E sanciscono la fine del monopolio.

La fine del monopolio e la sperimentazione

Uno dei motivi che spinse la RAI ad adottare velocemente la modalità di trasmissione a colori e ad aumentare le trasmissioni a diciannove ore quotidiane, fu la competizione nascente con un altro colosso televisivo: la Fininvest (oggi Mediaset), di proprietà dell’imprenditore Silvio Berlusconi.

Negli anni Ottanta nascono altre innovazioni come il Televideo, vengono sperimentati i sottotitoli per i non udenti e si iniziano a rilevare i dati di ascolto. Aumentano i programmi di intrattenimento e i film, acquistati dagli Stati Uniti. Grazie alla possibilità di mandare in onda programmi pre-registrati su videocassetta, le potenzialità si fanno infinite.

Rai e Fininvest iniziano una lotta dura rispettivamente per il mantenimento del pubblico e la sua conquista. La battaglia si combatte a colpi di spettacoli di varietà sempre più costosi e straordinari, trasmissione di eventi sportivi, caccia a personaggi e conduttori carismatici e magnetici, film americani. Silvio Berlusconi riesce a sfilare alla RAI Mike Bongiorno.

Gli anni Novanta e Duemila

RAI entra nel mondo multimediale di Internet a partire dalla seconda metà degli anni Novanta, nascono i canali via satellite e negli anni Duemila le piattaforme tematiche.

Il monopolio è un ricordo molto lontano, vista anche la nascita di televisioni satellitari a pagamento e di tipo sempre più eterogeneo, capaci di accontentare interessi come sport, cucina, musica, cultura, informazione e intrattenimento offrendo contenuti ventiquattro ore al giorno.

Di fronte a tanta scelta molte persone iniziano a rifiutare l’imposizione del canone RAI, che inizia a diventare una scomoda e fastidiosa tassa. Perché pagare contenuti che non si scelgono, quando l’offerta di Mediaset è sbalorditiva e chi ha interessi più specifici può abbonarsi ai canali satellitari tematici? (Anche per) contenere questo flusso di furbetti che stracciavano la busta, dal 2016 è stato introdotto il pagamento del canone con inclusione dello stesso nella bolletta dell’elettricità.

Curiosità

Ciò che molti non sanno è che quando RAI iniziò le sue trasmissioni, negli anni Cinquanta, ci fu chi provò a fondare altre emittenti televisive ma non ci riuscì, perché RAI godeva del diritto di monopolio grazie a un regio decreto del periodo prebellico. I fondatori, anzi, coloro che tentarono di fondare altre televisioni in nome della legge sulla libertà d’espressione, non ci riuscirono mai.

Il quotidiano Il tempo provò ad avviare un suo canale nel 1956 chiedendo l’autorizzazione alla trasmissione su canali non RAI. Secondo la Costituzione avrebbe potuto esistere, ma la legge sul monopolio, purtroppo, ne impediva la nascita. Questo limbo legislativo intrappolò TempoTv, che non vide mai la luce.

Nel 1957 TVL (televisione libera) inizia a trasmettere abusivamente, ribellandosi al monopolio. Nel 1958 viene chiusa e sequestrato tutto il materiale.

Nel 1959 i fratelli torinesi Battista iniziano, dalla loro cantina, a trasmettere abusivamente TCH TV. Chiedono successivamente l’autorizzazione e, inaspettatamente, la ottengono. Forse perché non destavano preoccupazione. Per essere una tv “casalinga” hanno un grande successo e trasmettono programmi di qualità. Dopo poco tempo il canale chiude, forse perché i fratelli vengono sopraffatti dalla grandezza e dal gravoso impegno che richiede un canale televisivo.

Ma il più grande tentativo di trasmissione in ribellione al monopolio fu Telediffusione Italiana Telenapoli, nel 1966. A Napoli il segnale RAI era debole quindi, l’ingegnere Pietrangelo Gregorio, ideò un potenziatore di segnale che chiunque poteva acquistare. Il segnale così guadagnato era buono, talmente tanto da far venire l’idea di creare una tv locale. Inizialmente andavano in onda messaggi pubblicitari del centro commerciale Upim, poi nacquero veri e propri programmi di intrattenimento e informazione. Per alcuni anni la tv ebbe un grande successo, anche perché astutamente trasmette i suoi programmi nei momenti di vuoto della RAI. Grazie alle tecnologie che Gregorio cercava sempre di sviluppare e acquisire, riuscì anche a trasmettere a colori, quando la RAI ancora non ne era in grado! Nel 1974 fallì in seguito alla decadenza definitiva della legge sul monopolio, essendo sopraffatta dall’enorme quantità di canali nascenti e dalla competizione sempre più dura.

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