Bella Basilica del Cuneese

l Santuario di Vicoforte è conosciuto con questo nome in quanto si trova nel comune di Vicoforte, in provincia di Cuneo, in Piemonte. Il reale nome dell’edificio religioso è Santuario Basilica della Natività di Maria Santissima oppure Santuario Basilica Regina Montis Regalis.

La basilica detiene un primato mondiale: la sua cupola è la più grande cupola di forma ellittica al mondo. È la quinta al mondo, invece, per dimensioni, superata solo da colossi come San Pietro, in Vaticano e la Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze.

Vicoforte è un comune di 3173 abitanti, a est di Cuneo, collocato sul territorio piemontese a poche decine di chilometri dalla Liguria. Nel 1500, nella cittadina nel Cuneese, inizia a diffondersi un profondo e sentito culto della Vergine Maria. L’adorazione per la Madonna porta alla costruzione di un pilone votivo che darà origine alla costruzione della basilica, i cui lavori iniziano, tuttavia, solo nel 1596, con la posa della prima pietra.

La costruzione della cappella e la leggenda del cacciatore

La costruzione della bella basilica del Cuneese iniziò, quindi, intorno a un pilone votivo dedicato alla Madonna. Il piccolo pilone recava un affresco quattrocentesco raffigurante Maria e Gesù Bambino. Il pilone, oltre alla sua funzione di omaggio alla Madonna, aveva anche la funzione di sorreggere un forno per la cottura dei mattoni. Il grosso problema della zona di Vicoforte, infatti, era il maltempo: l’umidità e le continue piogge impedivano ai mattoni di asciugarsi correttamente, costituendo un pericolo nell’utilizzarli per costruire case ed edifici.

Nel 1592 un cacciatore, Giulio Sargiano, colpì per sbaglio il pilone con un proiettile: la leggenda racconta che l’immagine di Maria iniziò a sanguinare e il cacciatore, devastato dall’errore, si pentì. Il fatto però non avvenne e rimase, appunto, una leggenda fiabesca. Giulio Sargiano iniziò però una raccolta fondi tra tutta la popolazione per rimediare all’errore.

I cittadini di Vicoforte e dei paesi adiacenti erano già stremati dalle continue epidemie di peste, dalla carestia e dalla povertà: lo sparo del cacciatore al pilone venne interpretato come ulteriore segno di sventure in arrivo.

I vicesi, spinti dal diacono Cesare Trombetta, nel 1594 costruirono una prima chiesetta in omaggio a Maria, per chiederle aiuto in quei difficili tempi di disgrazie.

Presto iniziò a spargersi la voce che i fedeli che pregavano la Madonna e le offrivano dei voti ottenevano delle grazie. Il Vescovo di Mondovì di quegli anni si accorse che quella piccola chiesetta stava davvero attirando l’attenzione e decise di evitare di parlare di “miracoli”, per evitare visite che sarebbero state ancora più numerose e ingestibili.

Fedeli da tutto il Piemonte dapprima e da tutta Italia poi, infatti, giungevano a visitare la cappella. In breve tempo Vicoforte venne graziata dal turismo e dalla prosperità: si decise di spingere ancora più in alto nella costruzione.

La basilica, grande tempio della fede

Per far fronte al grande numero di pellegrini si decise di costruire una grande basilica, che diventasse anche un luogo di sepoltura per i nobili come l’Escurial in Spagna: Duca Carlo Emanuele I ne promosse la costruzione.

Il progetto fu assegnato all’architetto umbro Ascanio Vitozzi, successivamente nominato architetto militare da Emanuele Filiberto di Savoia. Per duecento anni, però, la grande basilica non vide la luce, nel susseguirsi ovvio dei numerosi architetti che vi lavorarono. Il terreno su cui avrebbe dovuto sorgere era argilloso e le frane erano un pericolo costante.

Nel Settecento fu nominato capo del progetto l’architetto Francesco Gallo, con la consulenza del noto architetto siciliano Filippo Juvarra: la famiglia reale dei Savoia volle infatti riprendere i lavori. Francesco Gallo ebbe delle trovate geniali, che resero il Santuario di Vicoforte, nel futuro, portatore di record per forma e dimensioni.

Fu lui che decise di dare alla cupola la forma ellittica, con finestroni che illuminano gli affreschi in modo sublime, mistico e incantevole. Nessuna cupola più grande di quella del Santuario di Vicoforte venne mai più costruita.

Il punto più alto della basilica è di settantasei metri e ha una superficie complessiva più grande di un campo di football. Nel diciannovesimo secolo i lavori terminarono con i campanili e le tre facciate.

Ma verso la fine della costruzione fu ora di iniziare a pensare a ciò che davvero era importante: le decorazioni al suo interno, dedicate alla Vergine Maria, colei il quale culto e devozione ispirarono la costruzione di questa grande opera.

L’arte al suo interno con Maria protagonista

Un altro record del Santuario di Vicoforte è proprio quello della decorazione a tema unico più grande al mondo: seimila metri quadrati dedicati alla vita della Vergine Maria nelle sue tre fasi, nascita, vita terrena e gloriosa ascesa al cielo e la Salvezza, tema principale che fa da fil rouge in tutta l’opera.

Tra gli artisti più importanti coinvolti nel progetto ci furono i pittori Mattia Bortoloni, Giuseppe Galli Bibiena, Sebastiano Galeotti e Felice Biella, per le statue del Santuario lo scultore Giuseppe I Gaggini.

La nascita e la vita terrena di Maria sono rappresentate da giochi di colore che creano luci e ombre, simbolicamente raffiguranti il dualismo di gioia e sofferenza che caratterizza la vita. Il momento dell’ascesa al cielo di Maria viene raffigurato dall’immagine di Gesù che, nell’attenderla, scaccia con un braccio le nuvole che offuscano la volta celeste.

Sono anche presenti le virtù della vita cristiana, rappresentate da quattro donne: la Giustizia, la Fortezza, la Prudenza e la Temperanza.

La numerologia presente nel Santuario

La religione cristiana richiama spesso i numeri come portatori di significati, il Santuario di Vicoforte ne rappresenta alcuni. Il numero 3, rappresentato dai tre momenti della vita di Maria, nascita, vita e assunzione in cielo. Il numero 3 è un numero sacro della cristianità perché rappresenta la trinità, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Un altro numero importante per i cristiani è l’8, che è simbolo della salvezza (e dell’infinito). Nel Santuario otto sono i finestroni, otto le coppie di angeli che vegliano sulla vita terrena di Maria, le stelle dorate che illuminano la cupola sono sessantaquattro (8×8).

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