L’Oceania e i suoi popoli

La Terra Australis

Quando le persone pensano all’Oceania, nella loro immaginazione si fanno spazio scenari incontaminati di mari turchesi, coralli, natura selvaggia e popoli ricchi di saggezza, tradizioni e storia. Ma l’Oceania, e soprattutto le sue persone, sono state vittima di invasioni e colonizzazioni massive, che hanno parzialmente alterato ambienti, cultura, persone.

L’Oceania è il continente più giovane, per quanto riguarda la scoperta. Ma già gli antichi Greci e Romani ipotizzavano l’esistenza di terre più a sud. In latino, questa terra non ancora conosciuta, veniva chiamata Terra Australis, che significa “terra meridionale”, e in greco Austronesia, che significa “insieme di isole dell’emisfero sud”.

Perché le persone, le piante e gli animali sono unici, in Oceania, rispetto alle altre parti del mondo?

Durante la deriva dei continenti il blocco formato dall’odierna Australia e dall’Antartide si staccò molto presto dagli altri blocchi, la cui separazione tra loro fu più lenta. Le placche terrestri che successivamente diventarono l’Australia, la Nuova Zelanda, la Tasmania e le molteplici altre isole che fanno parte del continente, iniziarono uno sviluppo autonomo. Piante e animali di questo continente evolverono in un ambiente “chiuso”, circondato solo da oceani e di conseguenza inaccessibile ad altre specie di piante e animali, e inizialmente non raggiunto nemmeno dalle persone di altri continenti. L’assenza di scambi tra specie di vegetali, animali ed esseri umani fece sì che per milioni di anni si sviluppassero esseri viventi unici e introvabili in altri continenti, i quali, più vicini e spesso attaccati, ebbero invece più occasioni di “contaminazione”.

In Oceania ci sono animali e piante che non è possibile trovare su altri continenti, e questo vale anche per le varietà etniche umane.

La grande varietà dei popoli oceanici

In Oceania ci sono circa 58 gruppi etnici e più di 1200 lingue parlate. I popoli austronesiani, geograficamente, sono gli abitanti della regione compresa tra il Madagascar e la Polinesia, da ovest a est e tra le Hawaii e la Nuova Zelanda, da nord a sud.
Ecco alcuni tra i macrogruppi etnici.

  • Caldoches, nella zona della Nuova Caledonia, discendenti dagli occupanti francesi che qui costruirono una colonia penale. Molti detenuti, infatti, una volta scontata la pena, decidevano di rimanere sull’isola e davano origine a una loro discendenza.
  • Chamorro, gli indigeni delle Isole Marianne. Imparentati con i filippini e gli aborigeni taiwanesi, sono particolarmente abili nella tessitura e nella lavorazione della ceramica. Sono stati colonizzati dagli spagnoli e la loro società comprendeva una divisione in caste. Sono conosciuti per la loro cucina, molto varia e influenzata dalla cucina degli occupanti spagnoli.
  • Isolani del Pacifico, macrogruppo che comprende gli abitanti di Polinesia, Micronesia e Melanesia.
  • Popoli polinesiani, divisi in 34 gruppi etnici e originari, probabilmente, dalla grande migrazione dei popoli del Sud Est Asiatico 5000 anni fa.
    In età antica, questi popoli hanno viaggiato per quasi tutto il globo navigando, grazie alle loro profonde e millenarie conoscenze di correnti, venti e competenze nell’ingegneria navale. Tra essi si annoverano anche i famosi Maori. La parola Maori significa “normale”, come essi si definivano in contrapposizione allo straniero invasore inglese. I Maori sono forse il popolo più conosciuto, in occidente, tra i popoli oceanici, purtroppo solo grazie allo sport e ai tatuaggi.
    Tra i popoli polinesiani troviamo anche gli abitanti dell’Isola di Pasqua, gli Hawaiiani, I Samoani, i Tahitiani e i Tongani.
    I popoli polinesiani danno molto valore al dono come gesto di amore e hanno molto rispetto verso gli anziani.
  • Kanakas, popoli colonizzati dall’Impero Britannico, tra le Figi e il Queensland. Il termine Kanakas, che significa “Nuova Caledonia” nella lingua canaca, una delle lingue del territorio, non è in realtà molto amato da questo popolo: le persone preferiscono definirsi South Sea Islanders. Spesso si trasferivano in Australia per lavorare e tornavano sulle loro isole terminato l’incarico.
  • Moriori, abitanti delle Isole Chatam, a est della Nuova Zelanda, ora estinti. Discendono dai Maori, emigrati sulle Isole Chatam 1500 anni fa. Abili cacciatori, hanno dovuto imparare a non dipendere dall’agricoltura, difficile nel clima più freddo e rigido delle Isole Chatam, a differenza di altre isole. Questo popolo porta le ferite dell’invasione da parte dei Maori della Nuova Zelanda, più brutale di quella inglese. A partire dal 1835 i Maori sterminarono gran parte della popolazione Moriori e costrinsero i sopravvissuti a generare figli solo con Maori, in un’ottica di distruzione etnica. Oggi ne sono rimasti solo alcuni discendenti.
  • Popolo Mentawai, un popolo antichissimo, le cui origini risalgono al 1500 a.C., si trovano nelle Isole Mentawai, in Indonesia. Seppur gradualmente stiano perdendo le loro tradizioni e il loro stile di vita in favore di uno più moderno, molti di loro vivono ancora oggi in tribù, cacciano e coltivano, praticano lo sciamanesimo e le loro abitazioni sono resistenti palafitte.

Il contesto politico e sociale

La cultura

L’isolamento e la lontananza dall’Europa dall’Africa, dall’Asia e dall’America ha fatto sì che ogni gruppo sviluppasse la sua lingua e le sue tradizioni. Ogni gruppo ha le sue danze, la sua arte, i suoi costumi e la sua lingua. Un quinto delle lingue di tutto il mondo sono parlate dai popoli oceanici. Lo svilupparsi di così tante lingue diverse è collegato, inoltre, alla scarsità dei commerci e degli scambi, che costringevano spesso i popoli coinvolti a cercare di trovare compromessi linguistici per poter comunicare tra loro.

Il sogno (dreamtime) è, per questi popoli, di fondamentale importanza: è attraverso i sogni che, secondo le loro credenze, hanno avuto origine le piante, gli animali, il mondo. Gli esseri viventi e non viventi vivono in una rete di relazioni interconnesse, il tutto che ci circonda è formato da tante parti che, reciprocamente, sono interdipendenti.

I popoli oceanici, pur con le peculiarità uniche di ogni gruppo, vivono comunque in una grande connessione con la natura, che rispettano nel profondo. Osservando la natura hanno maturato competenze e tecniche uniche nell’ambito dell’agricoltura.

I domini

Quasi tutti i popoli oceanici possono raccontare storie di invasioni e colonizzazioni, spesso decisamente non pacifiche. Gran Bretagna e Francia sono solo alcune, le più conosciute, potenze europee che hanno invaso i loro territori. In realtà ancora oggi la situazione rimane fortemente frammentaria e non si è mai davvero giunti a una indipendenza dei territori dell’Oceania. Basti pensare che l’Australia riconosce Elisabetta II come sua regina, l’Isola di Pasqua è sotto dominio cileno, le isole Hawaii sono uno degli Stati Uniti d’America, la Nuova Caledonia, la Polinesia Francese e l’Isola di Tahiti sono francesi.

Sarebbe bellissimo limitarsi a parlare dell’enorme e millenaria ricchezza di tradizioni, conoscenze e cultura dei popoli oceanici, ma purtroppo gran parte della loro storia è segnata dalla mano violenta occidentale.

Le ferite degli aborigeni e la stolen generation

Non si può parlare dei popoli oceanici senza citare la tragica storia degli aborigeni, popolo antichissimo e ricco di arte, manufatti, tradizioni e costumi, a oggi relegato ai margini della società. L’Australia non era, inizialmente, un semplice territorio colonizzato dagli inglesi: ne era anche un dislocamento penitenziario. L’invasione dei colonizzatori e dei “galeotti” ha fatto sì che gli aborigeni (aborigeni deriva dal latino ab-origine, “prima dell’origine”, sono infatti il popolo originario dell’Australia) iniziassero a essere confinati nei luoghi più aridi e meno fertili, giungendo quindi a gravi squilibri economici legati alle difficoltà nell’agricoltura. Gli aborigeni erano anche esclusi dalla politica e dalle posizioni di potere.

I figli degli aborigeni venivano poi, spesso, prelevati dalle famiglie e forzosamente adottati da famiglie inglesi, col pretesto di regalare loro una vita migliore. Sono molteplici i canti, i poemi e le opere aborigene che trattano proprio il doloroso tema dei genitori a cui sono stati portati via i figli: generazioni che hanno vissuto dolore e portano ferite mai rimarginate. Questo fenomeno, il fenomeno della “generazione rubata” (stolen generation) ha contribuito ad aumentare i casi di alcolismo e depressione tra il popolo aborigeno, questioni gravi che ancora oggi permangono.

La distruzione dei territori

Molte isole dell’Oceania sono state utilizzate come base per esperimenti bellici legati a bombe e luoghi di scarico di scorie radioattive, a causa della loro posizione remota rispetto ai paesi coinvolti negli esperimenti. Terra, mare e cielo, tutto il patrimonio naturale delle isole oceaniche è stato sfruttato dagli invasori occidentali ed è stato compromesso, talvolta in modo irreversibile. Anche la barriera corallina sta morendo, a causa del turismo incontrollato e irresponsabile.

I popoli oceanici oggi

Attualmente accade molto spesso che i giovani di questi popoli si spostino in Australia o in Nuova Zelanda per studiare e non facciano più ritorno nel loro luogo natale.

La religione cristiana, soprattutto di stampo protestante, sta prendendo piede e si sta diffondendo tra i popoli, specialmente quelli più in contatto con popoli vicini e che hanno accesso ai messi di informazione di massa.

Molte popolazioni e gruppi continuano, in ogni caso, a rifiutare la vita di stampo contemporaneo e a vivere in tribù, specialmente nelle isole più remote e nella zona della Papua Nuova Guinea.

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