Pittore Toscano del 400

MASACCIO

Nel panorama artistico italiano, uno tra i periodi più floridi è stato proprio quello del Rinascimento, che ha visto sbocciare figure eminenti quali Michelangelo Buonarroti, Leonardo da Vinci e Filippo Brunelleschi, solo per citarne alcuni. Ma prima ancora, ci sono stati artisti che vengono considerati precursori, in quanto rinnovatori di una nuova concezione di pittura più vigorosa, in netto contrasto con l’artificiosità dello stile gotico, dominante in quell’epoca. Fra questi, vi è proprio Masaccio.

Cenni storici

Tommaso di ser Giovanni Cassai, detto Masaccio, nasce a Castel San Giovanni in Altura nel 1401, dal notaio ser Giovanni di Simone Cassai e Jacopa di Martinozzo. Si pensa che la sua formazione di pittore nasca già dall’attività del nonno paterno Simone, famoso artigiano di casse lignee, pur non esistendo, tuttavia, fonti che lo accertino, così come per l’apprendistato in età giovanile.

Si sa che nel 1406 il padre morì improvvisamente, senza poter vedere la nascita del secondo figlio, che sarà chiamato Giovanni in suo onore, il quale apprenderà anch’egli l’arte della pittura. Successivamente, Jacopa convola nuovamente a nozze con il ricco speziale Tedesco di Mastro Feo, che muore nel 1417, rendendo Masaccio il capofamiglia.

L’anno dopo, il giovane si trasferisce a Firenze per integrarsi in un clima culturale e politico in pieno fermento: da una parte c’è l’influenza tardo gotica internazionale che, attraverso le proprie opere, evoca un mondo perfetto e aristocratico in grado di compensare la realtà storica e sociale; dall’altra la necessità di un recupero dei classici, attraverso continue sperimentazioni artistiche.

Nel 1422, Masaccio si iscrive all’Arte dei Medici e Speziali, una delle sette Arti maggiori delle corporazioni di arti e mestieri di Firenze, denotando una grande sicurezza nelle proprie capacità pittoriche, dato che la tassa associativa risulta costosa. La sua prima commissione è il Trittico di San Giovenale, dipinto su tre tavole, dove già risulta chiaro il netto distacco dallo stile gotico: le figure, disposte in maniera prospettica (richiamo al Brunelleschi), appaiono massicce ed imponenti; mentre, la fisicità fredda e scultorea del bambino Gesù, posto centralmente in braccio alla Madonna, è una chiara ispirazione delle opere di Donatello. Attualmente l’opera si trova a Cascia di Reggello, nel Museo Masaccio.

Dal 1423 inizia una florida collaborazione con il collega Masolino da Panicale, per molti anni considerato il suo maestro, ma ad oggi ritenuto un suo collaboratore alla pari, per la realizzazione di diverse celebri commissioni, quali il Trittico Carnesecchi (1423-25), Sant’Anna Metterza (1424-25) e gli affreschi della Cappella Brancacci (1425-26).

Nel 1426, su richiesta dei Carmelitani, Masaccio si occupa della pittura del Polittico di Pisa, destinato alla cappella del notaio Giuliano di Colino, nella Chiesa di Santa Maria del Carmine. Attualmente viene considerata l’opera meglio documentata dell’artista, grazie alla pignoleria del committente, che ha annotato tutti i pagamenti e i solleciti fatti al pittore. Tuttavia, il Polittico risulta parzialmente disperso, mentre le componenti rimaste sono esposte in musei differenti.

Negli stessi appunti si scopre anche che l’artista, nello stesso periodo, avendo guadagnato una certa fama, riceve diverse commissioni private che lo costringono a fare la spola tra Firenze e Pisa.

Fino al 1428 si occupa anche dell’affresco Trinità di Santa Maria Novella, dove si nota un Masaccio più maturo, definitivamente vicino allo stile prospettico del Brunelleschi e scostante rispetto ad una rappresentazione del reale, in favore di un maggior simbolismo legato ai temi cattolici.

La morte del pittore sopraggiunge a Roma durante l’estate dello stesso anno, per cause che non sono mai state chiarite. Le sue spoglie si trovano nella chiesa del Carmine a Firenze dal 1443.

Lo stile artistico e alcune opere principali

Considerato uno dei padri del Rinascimento in ambito artistico, dal momento che il suo stile verrà ripreso da artisti successivi come Michelangelo, Masaccio risente inizialmente dell’influenza innovativa delle opere di pittori che, nei primi anni del ‘400, erano in piena sperimentazione di nuove concezioni di rappresentazione. Dal Brunelleschi, quindi, apprende la costruzione prospettica, da Donatello la forza plastica e, infine, i concetti di colore e chiaroscuro di Giotto, creando uno stile nuovo e personale, nel quale i soggetti diventano più realistici.

Nelle sue opere più famose è possibile riscontrare tale concezione artistica. Ecco degli esempi.

Sant’Anna Metterza

Detta anche Madonna col Bambino e Sant’Anna, si tratta di un dipinto a tempera eseguito su tavola 175x103cm, insieme al Masolino. Visto il formato insolito dell’opera, è stato ipotizzato che si trattasse della parte centrale di un polittico smembrato più di un secolo dopo.

Per quanto riguarda i soggetti, nell’iconografia tradizionale Sant’Anna veniva rappresentata dietro alla Madonna, seguendo l’ordine di importanza secondo la concezione cattolica. Nell’opera del Masaccio le tre figure vengono disposte in maniera tale da formare delle strutture geometriche: due piramidi, una che ha come base le ginocchia di Maria e una il trono di Sant’Anna, e un semicerchio con il corpo del Bambino tenuto in braccio.

Grazie alla forte presenza del chiaroscuro, i soggetti sembrano uscire in blocco dal dipinto, mentre le loro fattezze risultano più realistiche: il viso della Madonna è ben lontano dall’aristocratica fisionomia gotica, divenendo più viva e vicina alla quotidianità.

Ancora fortemente legata alla tradizione resta la rappresentazione di Sant’Anna, la cui veste rossa sembra appiattirsi diventando lo sfondo della figlia, resa volumetrica dalla rotazione del busto. Il braccio visto di scorcio, che presenta alcuni errori nella forma, viene attribuito al Masolino.

Attualmente l’opera di trova nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

Cappella Brancacci

Visto il successo della squadra artistica, nel 1424 gli viene commissionato l’affresco della cappella di famiglia nella chiesa del Carmine a Firenze, da parte di Felice Brancacci, mercante di seta.

Il tema sono le storie della vita di San Pietro, alla quale vengono affiancate quelle della Genesi; i pittori si distribuiscono le scene per non intralciarsi a vicenda, utilizzando un solo ponteggio e alternandosi fra parete di fondo e parete laterale. Le scene solo collegate fra loro grazie allo stesso punto di vista e la medesima gamma cromatica.

In tutta la cappella, ci sono affreschi che vengono attribuiti alla sola mano del Masaccio:

Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre, dove la coppia piangente viene raffigurata volutamente con corpi realistici e sgraziati, grazie alla presenza del chiaroscuro.

Pagamento del Tributo, nel quale vengono fuse tre scene diverse mantenendo la stessa prospettiva. Gli sguardi e i gesti dei personaggi guidano lo spettatore nel passaggio da una rappresentazione all’altra.

Battesimo dei neofiti, dove ci si imbatte maggiormente nel realismo del pittore, espresso nei visi e nei corpi nudi dei fedeli, oltre che nel paesaggio sullo sfondo.

San Pietro guarisce il figlio di Teofilo e San Pietro in cattedra, conteneva molti ritratti della famiglia Brancacci e per questo fu mutilato dopo il loro esilio. Il recupero dell’affresco si deve al pittore Filippino Lippi, che terminò l’opera nel 1485.

San Pietro guarisce con l’ombra. Anche in questo caso, la rappresentazione urbana su sfondo unita alla nitidezza nelle espressioni e infermità dei malati, sono un chiaro esempio del realismo masacciano. Si ritiene che la figura con il berretto rosso sia un ritratto di Masolino.

Distribuzione dei beni e morte di Anania, in forte correlazione con la scena precedente: mentre prima l’intento era quello di rappresentare la Chiesa come salvatrice e guaritrice, ora ci si occupa dell’aspetto caritatevole verso i poveri, oltre che della punizione dei malvagi. Gli edifici rappresentati verosimilmente vengono ripresi da Firenze.

Pentimento di San Pietro (sinopia), andato distrutto nel corso di lavori del XVIII secolo per sostituire la volta con una cupoletta dipinta dal pittore Vincenzo Meucci, e ritrovato durante un restauro eseguito negli anni ’80.

Curiosità

Nella Cappella Brancacci, precisamente nella scena di San Pietro in cattedra, è possibile notare il ritratto di Masaccio. Nella stessa, quando l’affresco venne terminato decenni dopo, furono aggiunti anche i volti di Filippino Lippi e Sandro Botticelli.

Nel gennaio del 1771 un incendio scoppiato durante il rifacimento del soffitto della chiesa ha rischiato di rovinare gli affreschi della cappella. La tavola con la Madonna del popolo, che risale al 1200, si è salvata solo perché in quel momento si trovava temporaneamente in un convento.

Quando i Brancacci rinunciarono al diritto di proprietà nel 1780, subentrarono i Ricciardi che operarono dei restauri e inserirono i loro stemmi ai lati dell’altare odierno.

Inoltre, intorno agli anni ’40 del secolo scorso, si riteneva che Masaccio utilizzasse colori “petrosi” a causa della patina di sporcizia che ricopriva gli affreschi. La brillantezza dei colori verrà scoperta solo negli anni ’80, durante i quali vengono scoperte le sinopie e liberati i nudi dai motivi decorativi a tema vegetale inseriti nel ‘700.

Per quanto riguarda il Trittico di San Giovenale, è presente quella che viene considerata un’autentica firma del pittore: in mano al santo, che si trova nella tavola a destra, c’è un libro aperto al Salmo 109, nel quale la scritta in latino al suo interno è stata fatta dallo stesso Masaccio.

Infine, parlando della morte dell’artista, nessuno conosce la causa precisa, ma ci sono diverse ipotesi: avvelenamento da parte di chi invidiava la sua fama, oppure si pensa sia stato vittima di una agguato da parte dei banditi, o ancora che sia deceduto per una tonsillite.

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