Storico Capitano di Ventura

GIOVANNI DALLE BANDE NERE

Nell’ambito del patrimonio artistico e architettonico fiorentino, è impossibile non citare la famiglia più illustre e celebre della città, che ha dominato con il suo potere e la sua influenza dal XV al XVIII secolo. La casata dei Medici, della quale i primi documenti risalgono al XII secolo, ha origini umili e provenienti dal Mugello, a nord di Firenze. Nei primi secoli le loro principali attività sono state tessili, agricole e, sporadicamente, bancarie.

Fu solo grazie all’ascesa di Giovanni di Bicci de’ Medici e alla fortuna ricavata come banchiere, che la famiglia cominciò ad ottenere prestigio, divenendo una delle maggiori influenze nel panorama politico, finanziario e persino religioso europeo, grazie soprattutto a personaggi di spicco come, per esempio, Cosimo detto “Il Vecchio” o Lorenzo “Il Magnifico”.

In questo scenario si colloca anche la figura carismatica di Ludovico di Giovanni, detto Giovanni delle Bande Nere, storico capitano di ventura, vissuto tra la fine del XV alla prima metà del XVI secolo.

Cenni storici

Ludovico nasce a Forlì il 6 aprile del 1498 da Caterina Sforza, una delle donne più famose del Rinascimento, e Giovanni de’ Medici “Il Popolano”, cugino di Lorenzo “Il Magnifico”. Alla morte del padre, avvenuta quando ancora era in fasce, la madre decise di cambiargli il nome attribuendogli quello del defunto.

Fin dall’infanzia non si dimostra incline alla disciplina, causando non pochi problemi al suo ricchissimo tutore Jacopo Salviati (marito di Lucrezia de’ Medici), subentrato nella sua educazione dopo la morte della madre avvenuta nel 1509. Appena adolescente viene bandito da Firenze per un anno dopo aver causato la morte di un suo coetaneo, durante un litigio fra bande di ragazzi. Quando Salviati viene nominato ambasciatore di Roma nel 1513, si trasferisce portandosi dietro Giovanni, nella speranza che il giovane evitasse di cacciarsi in ulteriori guai. Speranze disattese in brevissimo tempo: celebre è l’episodio dello scontro sul ponte Castel Sant’Angelo, dove un appena diciassettenne Giovanni passa a fil di spada “il Brancaccio”, comandante armato della famiglia Orsini. Salviati decide, quindi, di rispedirlo a Firenze.

Qui, nel 1516, gli viene affidato il ruolo di soldato papale al seguito di Lorenzo de’ Medici. Nonostante la sua indole turbolenta, Giovanni non solo riesce a instillare disciplina e obbedienza in ragazzi rozzi di campagna, ma segna con arguzia anche il declino della cavalleria pesante. Quando fonda la sua compagnia, infatti, sceglie cavalli piccoli e leggeri a favore di una maggiore mobilità in battaglia, utile nelle imboscate e assedi.

Nel 1521 combatte sotto il comando di Prospero Colonna per il papa Leone X, alleato con l’Imperatore Carlo V, contro il re Francesco I di Francia al fine di consentire agli Sforza di riprendere il dominio su Milano. Quando alla fine dello stesso anno Leone X, che rappresenta il suo principale referente politico, muore all’improvviso, Giovanni decide di annerire le insegne in segno di lutto (fino ad allora erano a righe bianche e viola), divenendo famoso presso i posteri come Giovanni dalle Bande Nere.

Allorché nel 1524 il nuovo pontefice Clemente VII gli propone di estinguere i debiti, offrendo un cambio di bandiera, passando quindi dalla parte dell’Impero francese, si crea una netta spaccatura all’interno dei suoi uomini, che mina la sua reputazione di condottiero. Così, nel dicembre dello stesso anno, si unisce all’esercito francese che assedia Pavia ma, durante un diverbio avvenuto pochi mesi dopo, viene ferito gravemente da un archibuso, cosa che gli impedisce di partecipare attivamente nella battaglia, dove poi viene fatto prigioniero Francesco I. Le Bande Nere in parte lo seguono nella sua convalescenza a Venezia e in parte si sciolgono.

Quando nel 1526 viene fondata la Lega di Cognac contro l’Impero, nella quale prende parte anche Francesco I tornato libero, Giovanni viene nominato capitano generale della fanteria italiana dell’esercito della Lega, destinato a cacciare gli Imperiali dal Ducato di Milano.

Verso la fine dello stesso anno, viene colpito alla gamba destra da una falconetto, durante la battaglia di Governolo. Nonostante l’amputazione praticata dal chirurgo presso il palazzo di Luigi Gonzaga di Mantova, la gangrena risulta inarrestabile, provocandogli la morte nel giro di qualche giorno.

Viene seppellito nella Chiesa di San Francesco della stessa città, per poi essere spostato nelle Cappelle Medicee a Firenze dal 1685.

Bande Nere

Fin dagli esordi, le Bande Nere hanno sempre rappresentato la massima efficienza del tempo come esercito adatto ad assalti, azioni di avanguardia o guerriglia, grazie ad armature molto mobili e all’uso di archibugi come armi (antenati dei fucili moderni, con un calibro compreso fra i 15 e i 18mm).

Al tempo di Giovanni venivano pagati con cifre importanti (anche se la maggior parte di queste erano trattenute dal fondatore), contesi fra l’Impero e il papa, schierato dalla parte dei francesi.

Coloro che venivano arruolati non erano uomini di ottima fama, anzi, spesso di trattava di nobili falliti o contadini in fuga dalla fame. Ma grazie alla rigidissima formazione, diventavano presto esperti archibugieri. Coloro che venivano scoperti disertori o traditori erano condannati a morte.

Dopo la scomparsa di Giovanni, continuarono a operare per pochi anni, fino a quando nel 1528 non si sciolsero definitivamente, indebolite dalle continue lotte e dalla peste.

Curiosità

Di recente la divisione di Paleopatologia ha riesumato i corpi di Giovanni de’ Medici e della moglie Maria Salviati, per analizzare i motivi che li hanno condotti alla morte. Ne è emerso che, nel caso di Giovanni, non è stata l’amputazione a provocarne l’evento, che anzi risulta eseguita in maniera ottimale considerando il contesto storico, ma la cancrena, che ormai era già troppo avanzata. Le inserzioni muscolari, invece, rivelano una conformazione robusta e la presenza di numerose ernie vertebrali indica che, fin dall’adolescenza, fosse solito caricarsi di pesi pesanti.

La celebre armatura, che risulta rivestisse il cadavere del giovane e il cui colore ha dato il nome alle Bande Nere, viene conservata nella Sala della Cavalcata del Museo Stibbert di Firenze, dove è possibile ammirarla.

La storia di questo condottiero ha ispirato non solo diversi libri, ma anche alcune proiezioni cinematografiche. Fra queste ultime, la più recente è Il mestiere delle armi di Ermanno Olmi, uscito nel 2001, che narra le vicende da dopo la formazione della Lega di Cognac fino alla morte di Giovanni de’ Medici.

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