Vi si Immerge Dante nel Purgatorio

Il fiume Lete

Vinto egli pur da la stanchezza, in Lete Sopì le cure sue gravi e noiose”. (Torquato Tasso)

Da questa parte (il Lete) scende con la virtù di togliere la memoria del peccato; dall’altra (l’Eunoè) con la virtù di rafforzare il ricordo di ogni buona azione”. (Dante, Purgatorio, Canto XXVIII)

Lete è una parola greca che significa oblio o dimenticanza ed è il nome del fiume di cui si parla nel Purgatorio di Dante. Il fiume si trova nel paradiso terrestre.

Nel fiume Lete vi si immerge Dante nel Purgatorio, precisamente nel Canto XXX. Ma verrà citato anche da altri autori in altre opere.

La funzione del fiume Lete nella Divina Commedia è quella di cancellare la memoria dei peccati (da qui si può intuire il perché del significato di oblio della parola): le anime del Purgatorio, infatti, vi si immergono prima di salire in Paradiso.

Nella Divina Commedia Dante spesso chiama il fiume Letè, probabilmente a causa di una confusione sul sistema di accenti della lingua greca. Ma di questo fiume non si parla solo nella Divina Commedia.

Il fiume Lete nella Divina Commedia

Il fiume Lete riveste, in letteratura e mitologia, una grande importanza in quanto vi si immerge Dante nel Purgatorio. Il Lete è un fiume del paradiso terrestre. Matelda fa immergere Dante per permettergli di cancellare i suoi peccati della vita terrena e fare in modo che possa salire al Paradiso.

L’altro fiume presente nel Purgatorio è l’Eunoé (dal greco eu, bene e noo’s, memoria, letteralmente “memoria del bene”). L’acqua del fiume Eunoé viene fatta bere alle anime destinate a entrare nel Paradiso al fine di ricordare tutto il bene che si è compiuto durante la vita terrena.

Il fiume Eunoé e il fiume Lete hanno la stessa sorgente, in cima alla montagna del Purgatorio. L’acqua che alimenta il fiume Lete e il fiume Eunoé è di origine soprannaturale, i fiumi sono alimentati da Dio stesso. I fiumi, quindi, condividono la stessa origine e lo stesso corso, per una parte di strada, ma poi si dividono.

L’immersione nel fiume Lete avveniva al termine dell’espiazione delle pene in Purgatorio, quando le anime avevano terminato il loro percorso di purificazione e scontato la loro pena.

Il Canto XXVIII e il paradiso terrestre

Nella Divina Commedia si parla prima volta del fiume Lete nel canto XXVIII.

In questo canto Dante entra nel paradiso terrestre, nell’Eden. Dante è desideroso di visitare il paradiso terrestre e vi si addentra perdendosi, a un certo punto. Sulla sua strada, all’improvviso, vede questo fiume dalle acque incredibilmente pulite, nonostante la fitta vegetazione che lo circondava lo facesse apparire scuro, con la sua ombra. Il fiume scorre verso sinistra.

Dante è colpito dalla bellezza e dalla pulizia cristallina delle sue acque: “Tutte le acque che sulla Terra sono più pure, sembrerebbero sozze e fangose a paragone di quella, che non nasconde nulla, anche se scorre scura sotto quell’ombra perpetua, che non lascia mai filtrare i raggi del sole o della luna”.

Dante sente un leggero venticello e ne è stupito, perché precedentemente sentì parlare dell’Eden come un posto privo di perturbazioni atmosferiche. La stessa presenza dei fiumi, e quindi dell’acqua, gli appare quantomeno strana.

Durante la sua visita incontra Matelda, questa bellissima donna che si trova alla sponda opposta del fiume.

Le interpretazioni della Divina Commedia riguardanti Matelda non hanno mai dato una risposta chiara su chi la donna fosse nella vita reale. Alcune fonti suggeriscono che possa collegarsi alla contessa Matilde di Canossa, ma c’è chi dice che Matelda possa anche essere Matelda Nazarei di Matelica, la nobildonna che decise di diventare suora di clausura e che Dante ebbe occasione di conoscere in uno dei suoi viaggi nelle Marche.

In ogni caso la bellezza luminosa ed eterea di Matelda suggerisce che sia la rappresentazione della purezza dell’anima che si è liberata dal peccato originale. È infatti la donna che Dante incontra prima di Beatrice.

Matelda gli spiega che è vero che nel paradiso terrestre non ci sono perturbazioni atmosferiche: l’acqua dei fiumi è infatti un prodotto della volontà di Dio, non scorre da nessun ghiacciaio o nessuna sorgente naturale, non è alimentata da nessuna pioggia, è alimentata in modo divino e perpetuo.

Il vento che Dante sente è invece prodotto dal ruotare delle sfere celesti (i pianeti, che rappresentano i cori angelici). Il vento prodotto da esse permette il muoversi delle fronde e dei rami degli alberi, permette ai semi delle piante di spargersi e dare origine a nuovi esemplari. Nel paradiso terrestre esistono piante che sulla Terra non è possibile trovare.

Il paradiso terrestre è stato, quindi, posto sulla cima del monte del Purgatorio, tutti i fenomeni atmosferici si arrestano prima del suo ingresso. Ciò che Dante vede non sono reali fenomeni atmosferici.

Successivamente Matelda parla a Dante dei fiumi lì presenti, che suscitano in lui domande e curiosità. Gli spiega la funzione del fiume Lete di cancellazione dei peccati attraverso perdita della memoria di essi, che si ottiene immergendosi nelle sue acque. Successivamente gli parla del fiume Eunoé, le cui acque servono a ricordare le azioni positive e benefiche compiute in vita. L’acqua del fiume Eunoé, tuttavia, non ha nessun potere se l’anima non si immerge, precedentemente, nel fiume Lete, continua Matelda nella spiegazione.

L’immersione di Dante nel Lete

Nel canto XXX, dopo l’incontro con Beatrice del canto precedente e le accuse di Beatrice a Dante, in questo canto, di essere un peccatore e di essersi lasciato irretire dalla tentazione dei beni terreni, Dante sviene.

Quando Dante si risveglia si ritrova immerso nelle acque del fiume, con Matelda sopra di lui che lo invita ad aggrapparsi a lei fortemente. Matelda cammina sul fiume trascinando Dante e facendogli bere l’acqua, mentre un coro di angeli intona delicatamente la canzone “Asperges me” (immergimi).

Successivamente Dante viene tratto fuori dal fiume da quattro ninfe, che rappresentano le virtù (Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza). A quel punto, Beatrice gli si svela davanti in tutta la sua bellezza divina, simbolo della purezza.

Gli altri fiumi della Divina Commedia

Come il Lete, gli altri fiumi della Divina Commedia hanno un valore simbolico e allegorico. Di grandissima importanza e fascino letterario e metafisico sono i fiumi che si trovano all’Inferno. I fiumi infernali appaiono sporchi, caldi, torbidi, con acque che ribollono e anime dannate immerse al loro interno. Le loro descrizioni vogliono rappresentare la sporcizia e l’impurità dei peccati al contrario del Lete, le cui acque pure e cristalline e l’ambiente etereo e paradisiaco dove scorre richiamano la bellezza e la purezza divina.

I fiumi infernali sono quattro:

  • il Cocito, nel quale ristagnano altri fiumi infernali. A causa di questo, il Cocito viene spesso chiamato stagno o lago, invece di essere chiamato fiume. È ghiacciato in quanto in questo lago è presente Lucifero, che con il freddo prodotto dal movimento delle sue ali fa sì che le sue acque ghiaccino.
  • Il Flegetonte, fiume di sangue nel quali sono immersi i peccatori violenti contro il prossimo.
  • Lo Stige, che appare come una distesa di acqua bollente a ridosso di un precipizio. L’acqua dello Stige è sporca e lurida, come Dante spesso la descrive in molti versi. In questo fiume sono immersi gli iracondi, che si dimenano intrappolati sulla sua superficie, e gli accidiosi, che invece sono ancorati sul suo fondo.
  • L’Acheronte, che separa il mondo dei vivi dall’Inferno. L’Acheronte viene varcato dalle anime che, dopo la loro sepoltura, si apprestano a raggiungere l’Oltretomba senza possibilità di ritorno. Caronte, sulla sua barca, naviga questo fiume con il compito di trasportare le anime nell’aldilà.

Il fiume Lete in altre opere

Il fiume Lete viene citato anche in altre opere, oltre alla Divina Commedia. Innanzitutto, nella letteratura antica greca e romana è il fiume dell’oblio. Si parla del fiume Lete pure nell’opera di Platone La Repubblica, nella quale in uno dei miti raccontati, il mito di Er, il protagonista compie un viaggio nell’aldilà per scoprire i misteri della reincarnazione.

Nell’Eneide di Virgilio le anime dei Campi Elisi vi si immergono per dimenticare le vite passate.

Più in avanti nel tempo parleranno del fiume Lete anche Torquato Tasso, Goethe e Baudelaire.

Il fiume Lete in Italia e l’acqua Lete

Un fiume con questo nome è, comunque, realmente esistente in Italia: si trova in Campania. Nasce dal massiccio del Matese e sfocia nel Volturno, è lungo venti chilometri ed è interessato dal fenomeno del carsismo. Il fiume, infatti, durante il suo percorso si immerge per circa cinquecento metri nelle grotte di Caùto, in cui si possono osservare stalattiti e stalagmiti, cascate, dislivelli, in un paesaggio sicuramente affascinante, misterioso e suggestivo. Il fiume Lete in Italia, quindi, per il suo scenario carsico e a tratti oscuro non può che ricordare il fiume della mitologia.

Nel 1907 fu costruita una diga di sbarramento e il fiume Lete fu utilizzato per la produzione di energia idroelettrica dalla Società Meridionale di Elettricità.

La famosa acqua campana Lete ha il suo stabilimento di imbottigliamento e produzione a Pratella, vicino alla sorgente del fiume, punto da cui viene raccolta a partire da prima del Novecento.

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